sabato 19 marzo 2016
Emiliano: no ad astensione Pd sul referendum del 17 aprile
sabato 14 novembre 2015
Contro l’atroce attacco a Parigi e all’Europa
martedì 6 ottobre 2015
domenica 27 settembre 2015
venerdì 3 aprile 2015
Regionali 2015: il Pd sceglie i suoi candidati.
La Direzione Provinciale rivolge un caloroso appello a tutti i militanti e simpatizzanti della provincia ionica per una grande ed incalzante mobilitazione finalizzata al sostegno inderogabile della lista PD. mercoledì 25 giugno 2014
Le perplessità del Pd sulla nuova maggioranza
lunedì 23 giugno 2014
Buon lavoro a Donato Pentassuglia, nuovo Assessore alla Sanità
giovedì 28 novembre 2013
sabato 22 ottobre 2011
Contributo di idee per il PD ed il territorio tarantino di Francesco Parisi, candidato alla segreteria prov.le Taranto

ED IL TERRITORIO JONICO
Premessa
Le idee e i contributi riportati vogliono essere un incentivo alla discussione dei congressi di circolo di Taranto e provincia col fine di rendere il nostro congresso un momento di confronto e dibattito non esclusivamente rivolto a dispute sui candidati, le persone o le procedure burocratiche.
Ho inteso, precedentemente alla stesura di questa sintesi, realizzare un primo “tour” nei circoli del Pd per provare a ribaltare il classico metodo dei documenti politici congressuali spesso nati da letture ed analisi individuali delle questioni politiche e delle vicende territoriali.
La fase dell’ascolto è il tratto principale che è mancato in questo anno di vacatio di direzione politica, quindi, ho ritenuto utile offrire la priorità ai sentimenti, alle delusioni, alle preoccupazioni, alle tensioni ideali ed alle spinte dei militanti, rendendoli il cuore della mia proposta politica per avviare una nuova stagione.
LA CRISI DELLA POLITICA, LA FUNZIONE DEI PARTITI, LE RAGIONI DEL PD
La grave crisi della politica nel nostro paese impone una riflessione profonda alle forze politiche, sociali ed economiche.
I sentimenti di antipolitica e di delegittimazione delle istituzioni, devono essere percepiti dalle classi dirigenti del paese, con grande serietà e preoccupazione.
E’ fondamentale restituire alla Politica la funzione che la storia passata e recente del nostro paese le ha sempre attribuito.
In questo è prioritario interpretare i partiti come soggetto intermedio della società, capace di svolgere il ruolo di aggregazione civica e sociale e di direzione e governo dei processi.
Il Partito democratico nel 2007 è nato per consegnare all’Italia un nuovo grande soggetto riformista, progressista, in grado di aggregare i sentimenti e le culture democratiche del paese e di reggere e governare le importanti sfide del nuovo secolo.
Le ragioni del progetto sono vive ed ancor più cariche di significato.
Un grande nuovo soggetto riformista non può che fondare le sue radici nel mondo del lavoro, nella risoluzione dei conflitti sociali e delle sperequazioni, sull’uguaglianza fra i cittadini.
Il Pd ad oggi però non riesce ad esprimere in particolar modo nel Mezzogiorno quella missione di innovazione e radicamento necessaria per il cambiamento.
E’ evidente che un grande progetto di rinascita democratica debba partire dal territorio e dalle periferie.
Realizzare questo significa costruire un Partito nuovo, aperto, radicato e organizzato.
UN PARTITO NUOVO, APERTO, RADICATO E ORGANIZZATO NEL TERRITORIO
L’esperienza e il tentativo di plasmare un partito su modelli esclusivamente lideristici, liquidi e leggeri non ha permesso la nascita reale del progetto politico che intendevamo realizzare nella fase costituente del Pd.
Oggi il Pd deve rappresentare il fulcro di un nuovo centrosinistra e di una nuova proposta politica per il paese e i territori.
In questo senso è fondamentale l’idea di strutturazione ed organizzazione con cui vogliamo ricostruire questo straordinario progetto politico.
E’ importante restituire le legittime prerogative alle iscritte e agli iscritti al nostro partito al fine di estendere la partecipazione alle discussioni ed alle decisioni, così come è utile rafforzare il nostro rapporto con i cittadini-elettori con strumenti di coinvolgimento come le primarie ed i referendum tematici.
A questo proposito, per le prossime elezioni amministrative del 2012, il PD deve lavorare ad un allargamento delle coalizioni di centrosinistra a partire dal progetto del Nuovo Ulivo avanzato da Pierluigi Bersani e puntando a coinvolgere tutti quei partiti e movimenti che fanno parte del governo della Provincia e della Regione.
A maggior ragione con l'ingresso di nuove forze, tutti coloro che fanno parte della coalizione devono avere la possibilità di esprimersi oltre che sui contenuti programmatici anche su chi debba essere il candidato sindaco.
Pertanto il PD, che ha come suo carattere costitutivo il ricorso allo strumento delle primarie, deve chiedere che le primarie si svolgano in presenza di più proposte di candidati a sindaco.
Le primarie sono il modo attraverso cui è possibile raggiungere l'unità della coalizione, oltre che il modo per favorire la partecipazione del popolo del centrosinistra, così come è avvenuto in tante città italiane nelle elezioni svoltesi a maggio.
I circoli sono la base della organizzazione del Pd. Ad essi va consegnato il ruolo di dibattito e di direzione politica nel territorio.
In questo è prioritaria la convocazione costante dell’Assemblea dei Segretari di circolo come luogo di confronto provinciale.
E’ opportuno, sulla scorta di un territorio provinciale così vasto ed eterogeneo, realizzare coordinamenti dei circoli nelle tre aree della provincia e concedere ad essi spazi di autonomia politica.
E’ indubbiamente necessario formalizzare le strutture organizzative ed gli organismi dirigenti rappresentando l’intero vasto territorio della provincia.
Gli eletti e gli amministratori locali sono il principale patrimonio da valorizzare e con il quale immaginare una nuova fase di elaborazione politica. E’ opportuno mettere a sistema tutte le energie, costruire una rete e rendere condivise le diverse eperienze amministrative in un Forum degli eletti e degli amministratori che possa diventare uno dei tasselli principali del governo del partito.
UNA NUOVA GENERAZIONE A SERVIZIO DEL PD E DELLA COMUNITA’
Nel dibattito pubblico italiano emerge con grande nettezza il tema del rinnovamento della classe politica e nei partiti.
Sarebbe riduttivo, declinare, la vicenda esclusivamente sulle rappresentanze istituzionali e sui partiti politici.
L’economia, la finanza, l’impresa, il mondo accademico oltre che la politica oggi in Italia hanno nelle rappresentanze apicali una media anagrafica altissima, di gran lunga superiore al resto d’Europa e dei paesi emergenti nel mondo.
E’ quindi compito della politica, e del Partito democratico, provare a sminare questa logica ed avviare scelte di innovazione e rottura col passato.
In questi anni nei movimenti studenteschi, nell’associazionismo diffuso, nelle università, nelle organizzazioni politiche, una nuova generazione ha iniziato a misurarsi con la sfida del cambiamento.
Il Partito democratico dalla fase costituente ad oggi ha avviato un processo di rinnovamento della propria classe dirigente che deve allargarsi e proseguire in tutti i territori, in particolar modo nel Mezzogiorno del paese dove è utile più che altrove costruire un offerta politica nuova.
Il rinnovamento però non può declinarsi esclusivamente sul piano anagrafico ma deve interpterarsi sul piano di nuovi modelli del far politica e su una rinnovata etica pubblica.
E’ naturale che un tale processo non si deve limitare nelle figure apicali di direzione politica ma per assumere un senso pieno ha bisogno di essere allargato agli organismi elettivi e dirigenti.
TARANTO E LA SUA PROVINCIA: LE PROSPETTIVE
Le crisi economiche e sociali di questi anni stanno costantemente indebolendo il nostro paese, il Mezzogiorno ed il nostro territorio.
Alla grave crisi provocata dal malgoverno del quindicennio Cito-Di Bello conclusasi col dissesto finanziario del Comune di Taranto si sono accompagnati, negli ultimi anni, gli effetti di una crisi globale che chiaramente ha prodotto gravi danni all’economia locale e rischia di aggravarsi sempre più con esiti devastanti per l’intero territorio jonico.
Le crisi di aziende storiche locali e del modello di sviluppo conosciuto fin qui, con le conseguenti emergenze occupazionali impongono alla sinistra jonica una riflessione sullo stato del tessuto produttivo locale e le proposte da offrire.
La vocazione industriale del territorio jonico è un patrimonio da ottimizzare e riformulare nel segno di nuove politche ecosostenibili per uscire dalla visione manichea “occupazione,sviluppo-salute”. E’ utile immaginare la politica industriale del nostro territorio in un ragionamento più ampio di respiro nazionale ed europeo.
Il trinomio acciaio, petrolio, cemento può e deve essere interpretato come uno, ma non unico, asset del modello di sviluppo dei prossimi anni.
L’investimento nella green economy, come da notizia di questi giorni, può rappresentare un altro filone da sviluppare in una logica di una nuova fase.
Strategica e imprescindibile è la vicenda del Porto di Taranto che oggi soffre di sconvoglimenti che se non affrontati presto rischierebbero di condurre ad una crisi irreversibile con effetti pericolosi per lo sviluppo dei prossimi decenni.
Le grandi trasformazioni che si sviluppano in questi mesi nel Mediterraneo ci chiedono di assolvere ad un progetto vero di riammodernamento e riqualificazione capace di rendere in un quadro globale complesso, appetibile e competitivo il nostro porto.
Da ciò emerge l’impellenza, come già avviato da Regione Puglia e Provincia di Taranto, di produrre investimenti significativi sulle reti infrastrutturali ancora troppo carenti per reggere le sfide di modernità delle quali parliamo.
Anche la piccola e media impresa sente il bisogno di ripensare le prospettive. Il vicino Salento ci insegna come l’ “industria” agroalimentare, del mare, del turismo e del divertimento possa diventare fonte di sviluppo e ricchezza se connesso col profilo del proprio territorio.
E’ evidente come però sulla crescita di nuove imprese pesino fortemente le politiche nazionali e regionali di accesso al credito.
La sanità pugliese e tarantina oggi risente di politiche dissennate che hanno prodotto negli anni precedenti ai governi del centrosinistra, deficit finanziari significativi.
Oggi il grande progetto dell’Ospedale San Raffaele rappresenta una grande opportunità di offerta sanitaria per il territorio e l’intero Mezzogiorno.
E’ evidente che questo progetto potrà rappresentare un valore aggiunto solo se inserito in un quadro di ridisegnazione e miglioramento del sistema sanitario pubblico.
APPELLO AL POPOLO DEMOCRATICO
Il Partito democratico di Taranto nell’ultimo anno ha vissuto una fase di grave stallo e lacerazione.
Su questo pesano responsabilità diffuse che hanno rischiato di distruggere un patrimonio di donne, uomini, ragazze e ragazzi che credono nel grande progetto politico di cui abbiamo scritto sin ora.
Il correntismo quando si esaspera e si sostituisce al senso comune dello stare insieme rappresenta l’anticamera della fine di un progetto.
Ora è il tempo della responsabilità e dell’unità.
Celebrare un congresso significa mettere a nudo le contraddizioni, le differenze per costruire una proposta politica solida e condivisa.
E’ giunto il momento di tornare alla politica.
Francesco PARISI
domenica 19 giugno 2011
Referendum del 12-13 giugno 2011
venerdì 13 maggio 2011
Il tuo voto per le donne democratiche
giovedì 3 febbraio 2011
giovedì 13 gennaio 2011
IL VOLANTINO DI DISSENSO, E LA RISPOSTA DELL'EX SINDACO
lunedì 25 gennaio 2010
Primarie Puglia, popolo PD riempie le urne
lunedì 29 giugno 2009
Il PD: una promessa mantenuta? Partecipa all'inchiesta

Se avete voglia, vi chiedo di partecipare a questa indagine. Può essere utile conoscere la vostra opinione, tanto più che il questionario su cui si basa l'inchiesta prevede apposite sezioni per l'invio di osservazioni, proposte e segnalazioni.
Una volta elaborati, i risultati dell'indagine saranno resi pubblici con un apposito rapporto. Per quanti lo desiderino, è possibile compilare il questionario on-line, seguendo questo link al sito della Fondazione Scuola di Politica.
mercoledì 17 giugno 2009
Sul referendum e sui tre quesiti abrogativi
Sul referendum e sui tre quesiti abrogativi
Domenica 21 e lunedì 22 saremo chiamati nuovamente alle urne per esprimere il nostro assenso o dissenso rispetto ai quesiti referendari abrogativi che riguardano la legge elettorale "porcata" (quella scritta da Calderoli e voluta da Berlusconi e Casini circa tre anni fa). Ovviamente buona parte dei partiti si sono espressi per il sì o per il no (o peggio, come ha fatto Berlusconi, prima per il sì, poi per il no, poi per il ni; e anche il promotore Di Pietro è passato dal sì al no in poche settimane), anche se pare che effettivamente il partito maggiore sia quello dell'astensionismo.
Personalmente ho sempre trovato meschino e antidemocratico il non esprimersi, il non andare a votare, il voler far fallire il referendum per mancato raggiungimento del quorum necessario (50% +1 degli elettori). Ritengo invece che ogni cittadino ha il diritto/dovere di esprimere la propria opinione; ritengo che l'istituto del referendum popolare, voluto dai nostri beneamati (ma spesso dimenticati) Padri costituenti, sia il grado più alto di partecipazione politica democratica possibile.
Invece in Italia, sempre più si demanda la propria scelta ad altri, e sempre più pochi sono quelli che decidono per noi e che addirittura (sempre grazie alla "porcata") scelgono i nostri rappresentanti; sempre più gente non si reca più alle urne perché sfiduciata, se non schifata, da un parlamento composto per buona parte da "nominati", da maggiordomi e avvocati personali dei "nominanti", o, ancora peggio, da indagati, condannati, mafiosi, senza dimenticare i trasformisti di professione.
I partiti che non vogliono l'abrogazione della legge "porcata" (o parte di essa) dovrebbero avere il coraggio di dire: "andate a votare e votate no", come una vera democrazia matura vorrebbe. Invece per far fallire il referendum si dice no all'election day , che avrebbe fatto risparmiare allo stato oltre 400 milioni di euro, e lo si sposta al 21-22 giugno (ma perché non a luglio o agosto a questo punto?), quando si sa bene che l'affluenza alle urne, dopo la precedente tornata europea e amministrativa, sarà molto bassa. Però, poiché si teme ancora che la gente chiamata per i ballottaggi faccia raggiungere il quorum necessario, addirittura scende in campo il ministro degli esteri che dirama delle disposizioni ai presidenti di seggio (cosa mai vista!) affinché favoriscano la non partecipazione alla votazione referendaria. Questa l'Italia in cui viviamo...
L'unico partito coerente che in tempi non sospetti (pre europee) ha detto sì al referendum è stato il Partito Democratico, anche se, devo dire, il silenzio a cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni ci lascia un po' perplessi: si dà per scontato che non si raggiungerà il quorum e quindi si è rassegnati o, pur non dichiarandolo ufficialmente, si spera nell'astensione? Forse molto più semplicemente si è molto più occupati a pensare agli importanti ballottaggi amministrativi che al referendum.
Voglio qui ricordare le parole piuttosto chiare di Franceschini di più di un mese fa: "Il referendum non l'abbiamo proposto noi, ma di fronte alla domanda se vogliamo abolire la legge porcata, noi che l'abbiamo sempre contrastata, non possiamo che rispondere di sì. Poi avremo tempo quattro anni per fare una nuova legge". Quindi la linea del nostro partito è che non siamo pienamente convinti delle modifiche che il referendum apporterebbe alla legge, ma siamo consapevoli che il referendum è l'unico modo per obbligare la maggioranza a mettere in cantiere una discussione sulla legge elettorale. Se passasse l'astensionismo, o il no, questa legge bistrattata da tutti (ma forse meno dalle segreterie dei partiti), resterà in vigore per molti anni ancora. Ecco perchè siamo per il SI'.
Ma torniamo al referendum e ai suoi quesiti, cercando di dare anche qualche informazione utile.
Al seggio vi verranno consegnate tre schede (una viola, una beige e una verde):
Quesito n° 1 ( scheda viola) – Riguarda la legge elettorale della Camera.
Se vince il “no”, o va a votare meno del 50% +1 degli elettori, rimane in piedi la legge vigente. Ovvero, dei 630 seggi della Camera, il 55% ( pari a 340 seggi) andrà alla lista (coalizione) che otterà la maggioranza relativa dei voti. Cioè per ottenere tale maggioranza relativa, i partiti hanno la possibilità di creare delle coalizioni: le liste che ne faranno parte saranno contate, ai fini del calcolo dei voti, come se fossero una lista unica.
Importante ricordare che le liste singole non possono entrare in Parlamento se non superano la quota di sbarramento, ovvero se non ottengono almeno del 4% dei voti, ma se queste fanno parte di una coalizione possono entrare anche ottenendo solo il 2% dei voti. (ricordiamo che l'Udeur di Mastella nel 2006 fu ripescata come migliore lista al di sotto del 2%)
Se vince il “sì” e va a votare più del 50% +1 degli elettori, non sarà più possibile presentare coalizioni. La lista che ottiene la maggioranza relativa otterrà da sola il 55% dei seggi.
Esempio: alle elezioni 2008 il PdL ha ottenuto il 37,4% dei voti,contro il 33,2% del secondo partito (il PD). Con la legge che uscirebbe, eventualmente, dal referendum, avrebbe ottenuto il 55% dei seggi senza bisogno della Lega. Ma se PD e Italia dei Valori avessero fatto una lista unica, avrebbero ottenuto il 37,6% dei voti, risultando il primo partito e ottenendo dunque il 55% dei seggi.
Da notare che con la legge che uscirebbe dal referendum, i partiti con meno del 4% dei voti starebbero fuori dal Parlamento, senza che possano essere “salvate” dalla loro appartenenza a una coalizione: le coalizioni, di fatto, non esisterebbero più.
Quesito n° 2 ( scheda beige) – Riguarda la legge elettorale del Senato.
Stesso meccanismo della camera ma con una sostanziale differenza: il calcolo dei seggi ( e delle percentuali) avviene su base regionale. Dunque la lista che ottiene la maggioranza dei voti in una regione ottiene il 55% dei seggi di quella regione. Inoltre il quorum per la ripartizione dei seggi è fissato all' 8% dei voti.
Quesito N° 3 (scheda verde) – Divieto di candidature multiple.
Con l’attuale legge, ogni candidato ha la possibilità di candidarsi in più di una delle diverse circoscrizioni elettorali in cui è diviso il territorio (a ogni circoscrizione corrisponde una lista di candidati, per ogni partito saranno eletti tanti candidati della lista quanti sono i voti ottenuti da quel partito in quella circoscrizione).
Se vince il sì e va a votare più del 50%+1 degli elettori ogni candidato avrà la possibilità di candidarsi in una e una sola circoscrizione e si eviterebbero quei giochetti a cui abbiamo assistito, per cui il "plurieletto" sceglie ad elezione avvenuta la circoscrizione dove risultare eletto, favorendo Tizio o bocciando Caio nelle varie altre circoscrizioni. Pensate che con questo sistema di scelta da parte dei plurieletti sono stati scelti ben il 30% di tutti gli attuali parlamentari!
Sono per il Sì a tutti e tre i quesiti. Sono per il Sì perché voglio meno frammentazione politica; perché sono per il bipartitismo; perché sono per la governabilità del Paese; perché voglio che i piccoli partiti non debbano più condizionare le scelte che riguardano un'intera nazione; perché non possa avvenire che prima i partiti si presentano insieme e poi subito dopo le elezioni si dividono; perché sono per il risparmio per quanto riguarda il finanziamento pubblico ai partiti; perché sono contrario agli "acchiappavoti" e sono favorevole al coraggio di presentarsi in una sola circoscrizione; perché sono per il legame del parlamentare col proprio territorio; perché sostanzialmente questa legge fa davvero schifo e la voglio cambiata e l'unico modo per costringere i parlamentari a farlo è votare Sì.
Domenica 21 (dalle 8.00 alle 22.00) e lunedì 22 (dalle 7.00 alle 15.00) recati al tuo seggio, vota SI' ai tre quesiti referendari. E' semplice: bastano tre croci su tre sì. E mandiamo così questo sistema elettorale al macero!
Paolo Soccio
Segretario del PD di S. Marco in L.
sabato 9 maggio 2009
Centro polivalente: arrivano i finanziamenti
Altro tassello messo a segno dall’Amministrazione comunale di Fragagnano con l’ottenimento dei finanziamenti per un progetto depositato presso
Delibera Consiglio Comunale n°36 30/9/2008
Delibera Giunta Municipale n°122 8/10/2008
Amministrazione comunale Fragagnano
giovedì 9 aprile 2009
Non debiti ma investimenti per il futuro

Uno dei limiti dell’Amministrazione comunale di Fragagnano è quello di far conoscere poco ai cittadini i progetti realizzati e quelli sui quali si sta lavorando.
Un lavoro intenso, con risultati soddisfacenti e rivolto al bene della comunità e soprattutto al suo futuro.
Sugli incarichi legali vogliamo ricordare il ricorso al TAR e successivamente il ricorso alla corte costituzionale per sostenere la Legge Regionale di iniziativa popolare sulla “regolamentazione dell’ingresso dei rifiuti speciali in Puglia”; poi il ricorso al TAR contro l’AIA rilasciata alla discarica “Vergine”.
Mutui contratti:
1) 370.000 € è la quota di cofinanziamento per la realizzazione della nuova zona industriale il cui appalto è in corso di espletamento. Per accedere ai finanziamenti CIPE la quota di compartecipazione è l’elemento determinante ed il Comune di Fragagnano si è classificato uno dei primi in Puglia ed ha prodotto un finanziamento complessivo di 2.432.000 €. Con i 370.000 € impegnati realizzeremo un impianto fotovoltaico a servizio della nuova zona industriale e con il conto energia e la vendita della stessa copriremo le quote di ammortamento del mutuo.
2) 260.000 € per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico sul Comune e sulla Scuola Media, il conto energia e il risparmio energetico consentiranno di rimborsare le quote di ammortamento. Da alcuni mesi la casa comunale e la scuola Media di Fragagnano sono alimentate da energia solare.
3) 260.000 € per la realizzazione dell’impianto fotovoltaico sulla Scuola Elementare e Materna opere già appaltate e pensiamo che saranno realizzate entro l’estate. Da questi due impianti, oltre a pagare i mutui, pensiamo di avere delle entrate per il bilancio comunale di circa 500.000 € nei prossimi venti anni.
4) 432.000 € per un intervento sulla pubblica illuminazione le cui rate di ammortamento saranno garantite dal risparmio energetico.
5) 290.000 € sistemazione strade interne già appaltate ed a giorni inizieranno il lavori; è un mutuo che graverà sul bilancio comunale ma ancora non abbiamo scoperto come possa essere possibile sistemare le strade interne senza spendere risorse.
6) 92.000 € per il completamento della rete del gas i cui lavori sono in corso e servono per collegare alla rete alcune famiglie che ne erano sprovviste.
Garantire un futuro ecocompatibile è una priorità ineludibile. Un giovane amministratore dovrebbe essere l’alfiere di queste politiche al contrario, si spara nel mucchio, si buttano cifre a casaccio nel torbido tentativo di creare confusione e discredito sul lavoro svolto della Giunta e dall’intera maggioranza, della quale faceva parte anche il consigliere Rocco Caforio.
L’Amministrazione Comunale di Fragagnano
lunedì 23 febbraio 2009
Parere negativo sulla centrale
Il Pd di Fragagnano comunica che
Detto parere è suffragato da 10 motivazioni valide, alle quali la società potrà rispondere attraverso sue osservazioni entro dieci giorni dall’avvenuta notifica. Senza dubbio le lacune e le motivazioni messe in campo dallo studio d’impatto ambientale sono tali da ritenere questo capitolo definitivamente chiuso per la pace dei cittadini fragagnanesi. Questa è una vittoria non solo del Pd di Fragagnano ma di tutti i cittadini che hanno riposto le speranze nel progetto che ha portato prima a vincere le elezioni e adesso ad onorare l’impegno per cui i cittadini ci hanno votato.
La vicenda della centrale dimostra che i rappresentanti istituzionali del partito hanno lavorato arduamente fra loro, ascoltando il territorio e la classe dirigente che la amministra. Per questo bisogna ringraziare le istituzioni politiche provinciali e regionali i quali hanno supportato le nostre ragioni, tutti estremamente vicini alla battaglia politica del Partito Democratico fragagnanese sin dal suo inizio. Infatti, vogliamo ricordare che tutto l’iter sulla centrale è partito da una delibera della precedente amministrazione targata Pdl, la quale da un giorno all’altro autorizzò la società a costruire l’impianto senza se e senza ma. Inoltre, dopo che la società presentò il progetto, anche in presenza di numerosi dubbi e gravissime lacune dello stesso, si è ostinata perfirno nell’ultimo consiglio, in modo alquanto arrogante ed inspiegabile, a votare sempre e comunque a favore della sua realizzazione. L’aria è proprio il momento di dirlo è cambiata.
L’importante gioco di squadra che si è concretizzato sulla centrale termoelettrica deve continuare per raggiungere altri importanti obiettivi sulla difesa dell’ambiente, convinti di un diverso sviluppo del territorio più vicino alle esigenze ambientali che non a quelle affaristico-private e sempre alla ricerca di un dialogo con i cittadini.
venerdì 26 dicembre 2008
Consiglio comunale sulla centrale a biomasse.

Sabato 27 Dicembre alle ore 17:00, presso i locali dell'istituto delle Suore Salesiane, si svolgerà un Consiglio comunale monotematico sulla realizzazione di una centrale termoelettrica alimentata a biomassa nel comune di Fragagnano di potenza prevista pari a 10 MW. Il Consiglio comunale esprimerà il proprio parere da sottoporre alla Conferenza dei Servizi per la Valutazione di Impatto Ambientale per il giorno 30-12-2008.






















